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Cultura Generale 80%
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Ho camminato per diventare adulto e sono tornato bambino

E adesso sta finendo davvero...

Mi consigliano di capire, di sentire o di continuare.

Mi invitano a ricercare il motivo, il perché.

Stupisce come alcuni paradigmi interpretativi della nostra vita siano così radicati in noi da non scorgerne nemmeno la gravità.

Nella nostra esistenza cerchiamo considerazioni logiche, razionali. Cerchiamo risposte e ne diamo pensando che a questa maniera riusciremo a capire la vita fino alla  nostra esistenza.

Una volta, ad  un vecchio amore chiesi del motivo del suo grande sentimento, mi rispose: "Perché sì".

Attualmente la considero l'espressione più sincera in merito all'amore.

Noi quando cerchiamo di capire, al massimo riconosciamo quello che abbiamo compreso in precedenza.

Non cresciamo mai quando "capiamo". Stabiliamo semmai dei limiti entro i quali depositare il nostro concetto, ma non è illuminazione, forse solo auto accondiscendenza.

Perché il mio cammino sta terminando qui?

Perché il mio corpo me lo sta dicendo, il mio ginocchio ormai gonfio non è nemmeno più gestibile con lo stretching.

Ormai sono un po' tutti i miei muscoli e le mie giunture a darsi alternanza nel richiamare la mia attenzione.

Perché sta accadendo tutto questo? Perché sì! È ovvio.

Si è conclusa anzi tempo? No, si è conclusa nel tempo necessario.

Si tratta si una sconfitta? Se la confronto con performance di certi miei colleghi, sì! Altrimenti per altri versi, no.

Se invece raccolgo quello che mi occorre per "imparare a morire" dico invece che è davvero tutto perfetto.

Noi siamo abituati al confronto e alla competizione.

Credo che si tratti del nostro più grande demone di questo mondo.

Competere per cosa? Per distrarci credo.

Anche perché tutto ciò che facciamo va ad esorcizzare delle domande eterne che rimbombano nel nostro limbo coscienziale.

Le domande sono queste: chi sono, da dove vengo, continuerò ad esistere? Mia mamma, mia madre... non potrò mai separarmi da lei?

Immagino quindi una linea di discendenza, di continuità con la sorgente, la madre,  credendo così di avere almeno un riferimento di sorta.

Quando sappiamo della nostra morte il nostro vissuto cambia. Subentra la voglia di esplorare, tutto, il mondo e i sentimenti per comprenderlo.

Non vogliamo certezze, desideriamo capire e sentiamo delle emozioni cardiache libere e sincere.

Non abbiamo troppa paura perché la madre di questa l'abbiamo un po' imparata a riconoscere e anche ad amare se è per questo.

Vogliamo solo esistere perché questo ci rende immortali.

Vogliamo non morire mai e per questo ci abbandoniamo alla morte, al passaggio.

La nostra esistenza cosmica è fatta di continui rovesciamenti che viviamo alla cieca. Una mente che cerca di capire ne sarà sopraffatta. Una persona che vuol solo far vivere quello che succede partecipa ad un processo, diviene incamerata, coinvolta, diventa della medesima sostanza dell'eternità.

A quel punto continuerai a non capire ma inizierai ad "essere".

Quando si passa di stato non c'è una competizione esterna con un nostro simile, semmai una sola domanda, a qualcuno potrebbe far davvero male, vi avverto.

La domanda è questa: sei consapevole di esistere?

Ognuno risponderà di sì, certo! Ma personalmente credo di aver incontrato davvero poche persone che sono state in grado  di poterlo affermare con certezza.

Ovviamente io sono da includere in quei personaggi che non sempre ci sono riusciti.

Ma di per se sapere di quanto sia goffo in questo approccio mi rivela un po' di questo eterno segreto.

Un po' come quando qualcuno disse: "so di non sapere".

Il mio cammino forse si ferma qui nella sua esplorazione.

Avrò dei giorni in cui rivangherò nei ricordi senza temere di zappare in quelli brutti. Anche perché ce ne sono stati, e molti per giunta.

Ho capito che l'ego quando lo gestisci è potenziante, quando ti lacera dentro tanto da ricercare la sopraffazione di chi lo mette a repentaglio, ne sei vittima, e di questo si può anche morire.

Ho capito che prima di gestire una realtà o una cosa dovremo aver ben chiaro perché lo stiamo facendo.

Potremo alimentare un nostro tormento nel preciso momento in cui pensiamo di risolverlo.

Ho capito che non c'è nulla di più prezioso delle persone e che tra queste quelle inestimabili sono quelle che ti perdonano perché ti vogliono bene.

Ho capito anche che qualsiasi cosa fai devi aver ben chiaro di avere un rifugio.

Perché si esplora certo, ma quello che ti consente di farlo impavido è un posto a cui fare ritorno.

Ho capito che posso sostituire il coraggio con una forte motivazione e ho capito che la cosa peggiore è quella di sentirsi esatti.

Ho compreso che certe anime che ti pungolano in ricerca di una loro bieca rivalsa verso "te" che ritengono  sovrastimato nel "tuo" prestigio, sono aggirabili con l'indifferenza, ma se qualcosa di loro ti tocca vuol dire che stazioni a quel medesimo livello.

Ho capito che certe cose devi farle vedere, altre devi essere geloso nel non farlo.

Ho capito che le cose che ho compreso non dovrei dirle sempre a tutti, piuttosto le dovrei manifestare con l'equilibrio e la centratura tipica di chi delle sue conquiste ne ha fatto un bellissimo soprabito.

Ho capito che proprio mentre cercavo di incamminarmi in questo tracciato volendo diventare adulto, invece sono divenuto bambino.

Invece sono tornato bambino.

Luca Nali