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Cultura Generale 80%
Tempo Lettura: 2 minuti20%
Difficoltà30%

Le Tre Fasi del Cammino

Si dice che il Cammino racchiuda nel gap considerato le tre fasi della propria vita, io sarei nella resa dei conti nella mia vita vissuta, ma il mio Cammino è soltanto alla mia adolescenza con i miei oltre trecento chilometri percorsi fino ad ora.

La tappa di questa giornata era particolarmente potente per il fatto che dovevo camminare per oltre diciassette chilometri soleggiati, con pochissimi posti dove rilassarsi e potersi mettere seduti all’ombra. Tanto è vero che io e Vera ci siamo seduti per terra per concederci un panino e riposare un po' le gambe.

Proprio come la mia adolescenza, estremamente cruda con me e arcigna.

Le zone desolate della mia gioventù le ho vissute proprio in questa giornata. Non sono mai stato il primo della classe, mi sono sempre distinto e allo stesso tempo piazzato, ma non sono mai diventato il numero uno, in niente!

Quello probabilmente è un privilegio di chi non disturba mai e di chi non crea problemi nel sistema, appunto. Cosa che francamente non mi appartiene affatto.

Se nasci come "dito nel culo" non puoi far altro che esserlo nel migliore dei modi.

All'inizio di questa tratta Vera lamenta un forte dolore al tendine della gamba sinistra, decidiamo cosa fare, io sarei stato per tornare indietro ma lei non ci sta. Penso allora a come alleggerirla, carico il suo zaino pesante sul mio carretto e partiamo, diciassette chilometri di sole, vento contrario, scenari di campi privi di fiori e colori. Nel Cammino ti rinvigorisci per i paesaggi che vedi. Sei abbracciato da colline e scenari dove non puoi altro che piangere, ti commuovi e preghi. Preghi tutto, l'albero che hai di fronte, il tuo parente che non c'è più e anche Dio. Preghi un Dio originale, come lo senti tu. Non come te lo hanno spiegato i dotti della chiesa. Non sai effettivamente se è buono o cattivo, parlo con sincerità, ma ha dato vita a tutto, e anche il senso a tutto questo. Credo che il mio impegno sia nel cercare di capirlo, piuttosto che giudicarlo in attesa di poterlo collocare nel mio sistema di considerazione.

Inizia la camminata, abbiamo entrambi paura. Sappiamo che se non riuscisse più a camminare sarebbe un problema vero. Un problema che il sistema ti potrebbe risolvere, ma tu sei in mezzo al nulla con una possibilità di poterti far capire come potrebbe un bambino di tre anni. Anche se davvero lo spagnolo lo sto imparando.

Cammini e preghi, cammini e pensi. Io e Vera non parliamo per quasi tutte le sei ore, se non per chiederle come sta e altre volte per pentirsi di averlo fatto, credendo di averla fatta ripiombare nel suo incubo.

Il vento ti sposta e ti affatica, ma lenisce il calore del sole torrido. La strada si svolge davanti a te ma allo stesso tempo ti porta presso la meta. I campi incolori e muti ti rimandano a cercare colori dentro di te. Così è la vita e nel Cammino la senti.

Il sistema ti educa ad un'esistenza di plastica dove tutto ciò che ti risolve alla fine ti costringe. Nel senso che ti crea una grande assuefazione al fatto che non attingi alle tue risorse per cavartela. Punti sul sistema e questo di abbindola, ti risponde, ti coccola e ti droga.

La vita o te la risolvi o altrimenti crederai sempre e soltanto di averla compresa mentre l'avrai solo sentita cantare da altri.

Questo è il male di quest'epoca, non si sente la  vita perché è tutto veloce e facile.

Alla fine di questa tappa siamo arrivati, malconci, doloranti. Io che ho sopportato l'alternanza di dolori continui cercando così di dare forza a Vera. Scoprirà di questo solo quando leggerà questo mio scritto che parla di noi.

Allo stesso modo il fatto di prendermi la responsabilità della sua riuscita ha stimolato in me super poteri a tutti gli effetti.

Domani riposeremo, oggi abbiamo fatto davvero poche foto. Per descrivere quello che abbiamo provato intimamente sarebbe stata necessaria una radiografia magari, che nessuno però capirebbe perché certe esperienze sono tue e solo tue. Puoi raccontare gli effetti ma non tutti riescono a raffigurarli e nel condividere si insidia una banalità demoniaca che coinvolge chi racconta e chi ascolta.

La vita è un cammino che non dovresti raccontare, semmai sentire. Poi magari piangi, suoni o balli. Le persone potranno sentire la vibra e ballare o cantare con te, ma rigorosamente alla loro maniera.

 

Luca Nali