Dalla live · Disobbedienza
Disobbedire a se stessi (e vivere felici, non contenti)
Un pomeriggio in studio con Igor Sibaldi: etimologie che ti cambiano la giornata, il problema dell’opinione del mediocre e perché avere torto è una delle cose più belle che possano capitarti.
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La live doveva durare un’ora. È durata un’ora e mezza, avevamo dieci domande e ne abbiamo fatte sei prima di passare a quelle del pubblico. Con Igor va sempre così: gli chiedi una cosa e lui risponde a quella, più a un’altra che non avevi pensato di fare e che però era più importante. Qui sotto abbiamo messo in ordine quello che ci siamo detti. Il tono è rimasto quello della chiacchierata, con le risate.
Il tema era la disobbedienza: verso gli altri, verso le promesse fatte, e soprattutto verso se stessi, che è la più difficile.
Prima di cominciareUn libro che torna, con un finale nuovo
Igor è arrivato con una sorpresa: I confini del mondo, uscito per Spazio Interiore. È un libro di circa vent’anni fa, rivisto e ripubblicato. «Quello che c’era di buono non l’ho toccato», mi ha detto. «Era il finale che non mi convinceva.» In tanti anni non l’avevo mai sentito parlare con questo entusiasmo di un suo libro. Me l’ha regalato e mi ha raccomandato di leggerlo. Me l’ha raccomandato parecchie volte, quindi mi aspetto un’interrogazione.
Il libro parla di iniziazione, non nel senso moderno (entrare in una setta, in una loggia, nel sacerdozio) ma in quello antico, che si trova già nelle fiabe preistoriche: tornare all’infanzia. Un adulto si dice «sono stanco, sto invecchiando», a qualunque età, e vuole ritrovare la genialità che aveva da bambino senza perdere l’esperienza che ha adesso. La si ritrova in Cenerentola, in Cappuccetto Rosso e moltissimo in Pinocchio, ma anche nell’Isola del tesoro, in Dottor Jekyll e Mister Hyde, in Guerra e pace.
L’iniziazione non è un rituale, è un fenomeno naturale. Quando comincia sembra una leggera depressione. Se ti affidi a quella, entri in un’avventura interiore.
Igor Sibaldi
E il titolo? «Ognuno ha il suo mondo, e ogni mondo ha i suoi confini. Per superarli non serve andare sulla Luna: si guarda in un altro modo, si cambiano le luci, come fa il tecnico a teatro.»
Scopri «I confini del mondo» →
Domanda 1Perché restare fedeli a se stessi può diventare un limite?
Igor parte da una parola greca, come gli capita spesso: epoché, da cui viene “epoca”, che significa sosta. Un’epoca è un periodo fermo, che può durare venti, cinquanta o cento anni, in cui domani somiglia a ieri. In un periodo così essere fedeli a se stessi non fa danni, anzi permette di approfondire.
Poi però l’epoca cambia, senza che nessuno sappia bene perché, e l’umanità si divide in due: chi è sicuro di sé e ha certezze e chi è sicuro di sé ma incerto. Vanno avanti i secondi, mentre i primi restano indietro. Secondo Igor noi siamo in un’epoca che sta finendo, e non sta finendo benissimo.
LucaIgor, daglielo un tono un po’ più ottimista.
IgorAllora te l’addolcisco.
L’ha addolcita, più o meno. Dai primi anni Novanta, secondo lui, è cominciato un lungo tramonto, quello che i libri di storia chiameranno cultura pop. La sua caratteristica principale è la paura dell’opinione del mediocre.
Chi è il mediocre? Non è uno stupido. È intelligente, informato, sa parlare per due ore a tavola senza annoiare. Però non è colto, sa pensare ma non lo fa, non rischia nulla e fa scelte medie. È sempre esistito. La differenza è che oggi è la maggioranza e quindi compra di più, per cui la pubblicità parla a lui, la politica parla a lui e su internet il mediocre ha voce.
Per spiegarlo Igor usa Einstein. A 25 anni Einstein era un impiegato dell’ufficio brevetti e sostenne che Newton, su cui si reggeva tutta la fisica, in alcune cose aveva torto. Planck controllò i calcoli e pubblicò l’articolo. Oggi lo stesso Einstein lo direbbe su un social e si sentirebbe rispondere «Chi ti credi di essere? Hai venticinque anni?». Il punto è che quella reazione oggi agisce prima ancora di pensare: uno si avvia in una direzione nuova e qualcosa dentro gli dice di non esagerare e di restare nella media.
Se vedo una crepa sul marciapiede non mi fermo a protestare. Evito di inciamparci e vado avanti. Con il mediocre si fa lo stesso: lo si ignora tranquillamente.
Igor Sibaldi
Il passaggio dalla teoria alla vita pratica è questo. Chi è cresciuto negli ultimi trent’anni è abituato ad avere ragione. Essere infedeli a se stessi significa accorgersi di aver avuto torto. All’inizio si pensa al tempo perso, ma secondo Igor dura poco: «dopo due minuti dici: allora sono nuovo, allora il mio mondo continua». Il problema è che gli amici, il coniuge, il lavoro e perfino la portinaia appartengono alla persona che eri dieci minuti prima.
Intermezzo etimologicoSuccesso, fortuna e il regolatore del gas
Qui Igor si è divertito parecchio. Secondo lui i vocabolari sbagliano su successo, perché lo spiegano come participio passato di succedere, cioè “ciò che è già successo”. Ma chi cerca il successo non vuole qualcosa che è già successo, vuole qualcosa di nuovo. Per Igor successus va letto come “il succedere”: volere il successo significa volere che ti succedano tante cose belle, e quindi mettersi a disposizione dell’incertezza.
Poi la fortuna, che lui collega a forsan, “forse”: la fortuna è il regno del forse.
La fortuna si regola come il gas. Se elimini tutti i “forse” dalla tua vita, la spegni. Se ti concedi qualche incertezza, la alzi.
Igor Sibaldi
Una precisazione che Igor ha voluto fare: incertezza, non insicurezza. Più certezze hai, meno successo e meno fortuna hai.
Il coraggio più sottovalutato«Non lo so»
Il mediocre non dice mai «non lo so». Sa sempre tutto quello che c’è da sapere: è poco, ma se lo tiene stretto. A scuola ci hanno insegnato a temere questa frase più di qualsiasi altra.
IgorPensa Socrate nella nostra scuola. La maestra gli fa una domanda e lui risponde: «So di non sapere».
IgorQuattro.
Lo studio è scoppiato a ridere, ma il discorso è serio. «Non lo so» vuol dire «non lo so ancora», e quindi posso scoprirlo. Igor lo collega ai progetti: «Se ho certezze, i progetti che faccio saranno brevi. Se non ne ho, possono essere immensi.»
Domanda 2Accettazione saggia o rassegnazione travestita da maturità?
Per rispondere Igor ha tirato fuori una vecchia barzelletta sovietica degli anni Settanta. Che differenza c’è tra l’ottimista e il pessimista? Il pessimista dice «peggio di così non può andare». L’ottimista risponde «sì che può».
Lui stesso l’ha definita una barzelletta brutta, e infatti faceva ridere proprio per questo. Il confine che indica è la quantità di azione. Chi accetta la realtà dice «le cose stanno così, ma…». Chi si rassegna dice «le cose stanno così», punto.
Da qui siamo arrivati a una delle parole preferite di Igor, accorgersi, che secondo lui ha solo l’italiano. Non corrisponde all’inglese realize: Igor la fa risalire a correggo, cioè “mi correggo”. Avevo sempre pensato una cosa e mi sbagliavo.
Nessuno può farti accorgere di qualcosa. Possono convincerti, ma accorgerti puoi farlo solo tu. A un certo punto dentro si accende una luce, e in poche ore cambia tutto.
Igor Sibaldi
E poi una frase che mi sono segnato: «I momenti più drammatici della mia vita li ho costruiti quando avevo fortemente ragione.»
Domanda 3Cosa succede quando smettiamo di essere contenti?
Anche qui la risposta parte dalla parola. Contento vuol dire contenuto, cioè chiuso in una scatola e soddisfatto di starci. Felice, da felix, indica chi produce nutrimento, e quindi chi ha fame. Il contento non ha fame: è a posto, tranquillo, e la sua vita si è fermata lì.
Igor distingue tre livelli. La paura è sempre educativa. La paura della paura è quella di chi è prudente: «vorrei farlo, ma poi avrei paura, quindi lascio stare». Poi c’è la paura della paura della paura, che è avere paura perfino di accorgersi che si potrebbe fare qualcosa di nuovo. Si vive tranquillissimi, «contenti come una talpa».
Domanda 4Abitudine sana o gabbia dorata?
Igor ha risposto in pochi secondi. Un’abitudine sana non esiste, perché l’abitudine è una frenata, l’inizio della vecchiaia, il voler restare uguali a com’eravamo venerdì scorso. Sulla gabbia dorata ha aggiunto: «L’oro si piega facilmente, quindi da una gabbia d’oro si può uscire.» Non abbiamo altre domande, vostro onore.
Domanda 5La creatività nasce dall’insoddisfazione?
Sì, sempre. Creare significa aggiungere qualcosa di nuovo, e autore viene da augere, aumentare. Per scrivere un libro brutto basta copiarne un altro, oppure chiedere al pubblico (o a un’intelligenza artificiale) cosa vuole e darglielo. «Così ti senti furbo. Lo sei, ma quello è mestiere, non creatività.»
Il momento in cui nasce un libro, secondo Igor, è un altro. Vai in libreria cercando qualcosa su un argomento che ti interessa tantissimo, non lo trovi, cerchi su internet e non c’è nemmeno lì. Allora lo scrivi tu, perché sei insoddisfatto.
Il suo esempio è I maestri invisibili, del 1997. Un amico in casa editrice gli aveva consigliato di non pubblicarlo («queste cose non si dicono»). La prima tiratura, 11.000 copie, è andata esaurita in prevendita prima di arrivare nei negozi, e il libro vende ancora quasi trent’anni dopo. Igor dice di non aver mai scritto pensando a cosa voleva la gente, ma a cosa poteva far desiderare di nuovo.
Domanda 6Quanto della nostra identità è solo un copione?
Igor non ama la parola identità. L’abbiamo cercata durante la live: identitas è latino tardo, nato nella teologia scolastica medievale, quindi dopo la fine di Roma. Sul piano del significato, essere identici vuol dire essere uguali a qualcosa. Sapere a cosa si somiglia può servire come punto di partenza, ma poi la cosa importante è diventare diversi.
Ha fatto la prova con la carta d’identità. Il nome non l’hai scelto tu. Lui si chiama Igor perché la madre era russa e Igor è il santo che protegge gli esuli. «Ma l’esule era lei, non io. È un bel nome e l’ho tenuto, però non sono io.» Anche il cognome lo lega solo all’anagrafe agli altri Sibaldi d’Italia, che ha visto pochissimo. La domanda che lascia è questa: se il mio nome non basta a dire chi sono, chi sono? «Può far paura, ma ti allarga subito il panorama.»
Poi c’è la differenza tra essere e fare. «Sono un avvocato» è falso: si fa l’avvocato, che è uno dei modi in cui si può contribuire al mondo. Igor ha raccontato di una lapide su cui c’erano solo il nome e la parola “ingegnere”, e di quanto gli fosse sembrato tremendo come riassunto di una vita. Lo stesso vale per i ruoli in famiglia: chi dice «io faccio la mamma» può farla bene o male, chi dice «io sono la mamma» può comportarsi malissimo e restare comunque la mamma. «Non è vero che la mamma è sempre la mamma. Lo è se fa la mamma.»
LucaUna volta hai detto che in un anno una persona cambia due o tre volte, anche senza volerlo.
IgorNon l’ho detto io.
LucaTe lo giuro, ti ho sentito.
Igor…Ah sì, adesso mi ricordo.
LucaMi stai assecondando o te lo ricordi davvero?
Alla fine se l’è ricordato davvero: le idee nel corso dell’anno cambiano comunque, e il guaio comincia quando si crea uno sdoppiamento tra le idee che hai e quelle che dici di avere. Lo fa chi vuole restare fedele a se stesso e nasconde quello che sta già cambiando dentro di lui.
Una confessione personale: quando ho cominciato il mio percorso, le voci che ascoltavo erano soprattutto due, e una era quella di Igor. Alcuni suoi video potrei quasi ripeterli a memoria, come quello sullo zar e Rasputin. Lì partiva da una domanda semplice: come si tiene a bada il popolo? Con le armi. E le armi chi le paga? Le tasse. E le tasse chi le paga? Il popolo. Era un principio che si poteva dire in una frase, ma raccontato per un’ora ti restava dentro. È lo stile del narratore, come lo chiama lui, che ti porta in giro.
Domanda 7Perché abbiamo paura di disobbedire all’immagine che gli altri hanno di noi?
Pensavo che questa richiedesse una risposta lunghissima. Igor ha detto «no, è un attimo».
Perché è un giuramento. Entri in un gruppo di amici con la Toyota e non puoi presentarti con la Jaguar: non te lo perdoneranno mai. Per non deludere gli amici, una persona può rifiutarsi per decenni di avere successo.
Igor Sibaldi
Igor suggerisce di rileggere quell’ultima frase con calma. Io la conosco per esperienza: da quando mi sono allontanato da certi contesti, le relazioni che ho sono diventate più spontanee. Un gruppo ti condiziona sempre, e se il gruppo fuma fumano tutti. Il consiglio di Igor è fare un esperimento: lasciare un certo tipo di amici e guardare cosa succede. Arrivano altre persone che prima non avresti mai incontrato.
A quel punto gli ho chiesto se succede lo stesso anche in amore. Ha risposto «questo non lo so». Ve lo riporto così com’è.
Le vostre domandeIl pubblico in diretta (con Alessandro in regia)
Adriano: la strada per “speciarsi” è ancora aperta?
Secondo Igor no, e la spiegazione passa dal concetto di finestra: in una direzione nuova si può uscire solo in certi periodi. Il Sessantotto nel mondo è durato circa un anno, in Italia qualcosa di più, e non ha portato da nessuna parte perché in quel momento la porta era chiusa. Invece tra il 1890 e il 1915 la porta verso l’America era aperta: i piroscafi costavano poco e i visti c’erano. Poi è arrivata la guerra, e dopo i visti non c’erano più.
«A occhio, chi doveva svoltare ha già svoltato.» Per capire se siete tra loro c’è un indizio: da due o tre anni, quando parlate, le persone che conoscete vi rispondono «non ti capisco». Non vuol dire che siate più intelligenti o più forti. Eravate solo più scontenti degli altri dove stavate prima.
Vincenzo: quando una trasgressione smette di essere una reazione all’autorità e diventa un atto creativo?
Igor l’ha trovata «bellissima». Ha ricordato che ivri, “ebreo”, in ebraico significa trasgressore: chi ha superato i confini dell’Egitto che non si potevano superare. Ma ha aggiunto che, se è soltanto ribellione, la trasgressione non vale niente. Ribellarsi a un’autorità è una lotta d’amore contro amore: l’autorità vuole la tua attenzione e tu, ribellandoti, gliela dai. Molto meglio andarsene.
Un atto diventa creativo quando non si oppone a nessuno, cioè quando non lo fai per far arrabbiare chi comanda (che sarebbe un altro modo di dipendere da lui) ma perché ti viene da te. E se chi comanda non è d’accordo, te ne vai. Per un oratore non c’è niente di peggio di una piazza che si svuota.
Francesco: abbiamo condizionamenti che risalgono a quando eravamo animali?
«Se ci fossero, andrebbero tenuti in altissimo pregio, perché da animali eravamo veramente in gamba.» L’uomo ha la parola, che serve anche a mentire e che costringe i pensieri in fila, da sinistra a destra, una parola dopo l’altra. Un animale ti dice un libro in un secondo. E poi gli animali tengono alla bellezza: il gatto passa ore a pulirsi e sta sul davanzale per profumarsi di vento. Per loro la bellezza è una forza propria, mentre l’uomo ha bisogno di qualcuno che gli dica cosa piace di lui.
Io ho due barboncini e ho fatto notare che con loro lo skincare tocca a noi: shampoo, balsamo e un prodotto per il colore. Igor ha preferito parlare di Wellington, il suo gatto, che secondo lui era impegnato a rendere intelligente l’umano con cui parlava.
In chiusuraCosa ci portiamo a casa
Il kit minimo di disobbedienza, secondo Igor
- Epoca vuol dire sosta. Quando la sosta finisce, essere fedeli a se stessi diventa un modo per restare indietro.
- Sicuri di sé ma incerti è la combinazione che fa andare avanti.
- La fortuna si regola come il gas: qualche “forse” in più la alza.
- «Non lo so» significa «non lo so ancora», ed è da lì che si comincia a scoprire.
- Accorgersi vuol dire correggersi, e nessuno può farlo al posto tuo.
- Contento è chi è contenuto in una scatola, felice è chi ha fame.
- Davanti all’autorità è meglio andarsene che ribellarsi.
Abbiamo sforato di mezz’ora e il tempo è volato. Il mio consiglio è di partire dalle domande scomode: di che cosa sono così certo da non accorgermi più di niente? Quali amici mi piacciono proprio perché non cambio? Il pensiero che ci siano mediocri da qualche parte fuori di noi è rassicurante. Quello che non abbiamo il coraggio di guardare lo è molto meno.
Questo articolo nasce dalla live Inzaion con Igor Sibaldi dedicata alla disobbedienza. Le parole di Igor sono riportate dal parlato e leggermente sistemate per la lettura. Per le prossime live e per i contenuti gratuiti trovate tutto su inzaion.com e sul nostro canale Telegram, Inzaion Live.

