Live · Mito e psicologia
Orfeo ed Euridice: quando l'amore guarda indietro
Un mito antico che parla di controllo, lutto e libertà. Con il dottor Rocco Berloco.
Quante volte, in una giornata, controlli il telefono per sapere dov'è una persona a cui tieni? Un messaggio, una chiamata, una risposta che tarda ad arrivare. Lo facciamo per affetto, ma spesso dietro c'è la paura di perdere.
Il mito di Orfeo ed Euridice racconta proprio questo. Un uomo scende negli Inferi per riportare indietro la donna che ama, poi si volta. E la perde. Nella nostra ultima live con il dottor Rocco Berloco abbiamo provato a capire che cosa ci dice questa storia, oggi, sull'amore, sul lutto e sul bisogno di tenere tutto sotto controllo.
Il mito in breve: una discesa, una condizione, uno sguardo
Euridice è una ninfa. Mentre cammina nei prati, un uomo prova a molestarla. Nella fuga non vede un serpente velenoso, che la morde. Muore e scende nell'Ade, come tutti i morti secondo la tradizione greca.
Orfeo, il più grande dei poeti e dei cantori, non si rassegna. Scende negli Inferi e canta così bene che per la prima volta piangono persino le Erinni, le dee della vendetta. Ottiene il permesso di riportare Euridice sulla terra, ma a una condizione: camminare davanti a lei, senza mai voltarsi. Poco prima di uscire dall'Ade, Orfeo si volta. Euridice scompare.
La condizione sembra semplicissima. Eppure, per secoli, poeti e intellettuali si sono chiesti perché non sia stata rispettata.
Amare significa lasciare liberi, non controllare
Secondo il dottor Berloco, nel gesto di Orfeo c'è soprattutto il controllo. Orfeo vuole accertarsi che lei ci sia ancora. È lo stesso impulso che ci porta a cercare la persona quando non risponde.
La nostra è una vita di controllo, ma amare non significa controllare. Amare significa lasciare liberi.
Rocco Berloco, durante la live
Il controllo non nasce dal poco amore, ma dalla paura. I Greci lo sapevano: Afrodite, dea dell'amore, e Ares, dio della guerra, hanno dei figli. Uno è Fobos, la paura. Un altro è Deimos, il terrore. Ma da quella stessa unione nasce anche Armonia. A ciascuno di noi spetta scegliere se affidarsi alla paura o all'armonia.
Perché Orfeo si volta?
Non è l'unico che, nel mito, non riesce ad affidarsi. Nella storia di Amore e Psiche, la protagonista accende una candela per vedere chi dorme accanto a lei e perde tutto. Nella Bibbia, la moglie di Lot si volta mentre lascia la città e rimane pietrificata. Il tema è lo stesso: fidarsi senza vedere è difficile.
Il dottor Berloco propone anche una lettura più luminosa. Se Euridice fosse tornata, sarebbe tornata alla vita con tutto ciò che comporta: la possibilità di ammalarsi, di invecchiare, di sfiorire e di morire un'altra volta.
Secondo me il gesto di Orfeo è un grandissimo gesto d'amore.
Rocco Berloco, durante la live
E se Euridice potesse parlare?
Nel mito Euridice parla pochissimo. I verbi che la riguardano sono quasi tutti passivi: viene inseguita, morsa, trascinata, riportata su. Non agisce mai in prima persona.
Per questo, durante la live, il dottor Berloco ha letto una voce che ha immaginato per lei. Eccone un passaggio:
Non piangere più per me sulla riva, non sono una ferita da tenere aperta. Se vuoi davvero rivedermi, vivi, ama ancora.
Dalla lettera di Euridice, letta da Rocco Berloco
Un invito che vale per tutti. Onorare chi non c'è più non vuol dire fermarsi. Vuol dire continuare a vivere.
Il lutto non è una malattia: le quattro fasi
Orfeo è anche la storia di un lutto non accettato. Il dottor Berloco ricorda che il lutto non riguarda solo la morte di una persona. Può essere un divorzio, la fine di un lavoro, di un'amicizia o di una relazione. E non è una malattia: non si «guarisce», si attraversa. Le fasi sono quattro:
- Negazione. È fisiologica: davanti a ciò che accade, la prima reazione è rifiutarlo.
- Rabbia. Arrivano i «perché a me?» e la rabbia verso il mondo.
- Tristezza. La depressione apre un vuoto.
- Accettazione. Solo dal vuoto, attraversandolo, nasce l'accettazione.
Lasciare andare, ricorda il dottor Berloco, non significa dimenticare. Significa stare con chi non c'è più in un altro modo.
Quando gli dèi abitavano l'anima
Rocco Berloco
Il libro nasce da una domanda: che cosa abbiamo perso quando abbiamo smesso di riconoscere le emozioni come forze con una forma e una storia? Attraverso i miti greci, l'autore li legge come mappe dell'esperienza umana, unendo filologia, psicologia ed esperienza clinica.
Non offre risposte pronte. Ti aiuta a riconoscere che ciò che vivi ha già un nome e una forma.
Una storia per portare a casa
Alla fine della live, il dottor Berloco ha ricordato la storia di Filemone e Bauci, due anziani poveri che accolgono Zeus ed Ermes sotto mentite spoglie. Ogni sintomo, ogni crisi, ogni notte difficile può essere come uno straniero alla porta. La domanda, suggerisce, non è come liberarsene, ma se lo stiamo cacciando di casa senza averlo riconosciuto.
È un buon pensiero con cui chiudere. E se vuoi approfondire, il libro è il modo più semplice per farlo.
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